Qualcosa

È un po’ che combatto una sottospecie di battaglia interiore. Ho un grosso debito nei confronti della cultura: mi ha praticamente salvato la vita. Ed in nome di questo continuo il mio percorso di formazione universitaria ma ogni volta che approccio ad una materia mi viene la nausea. Libri censurati all’inverosimile, docenti non in grado di riconoscerla o comunque di scavalcarla, studenti senza ideali che non aspettano altro che uno stupido pezzo di carta senza mettere mai in discussione quello che trovano stampato su quelle porcherie che hanno il coraggio di chiamare libri.

Ed io lì, ad imparare mezze verità, ripetere storie con solo un inizio ed una fine, come se il modo in cui ci si arrivasse non avesse nessuna importanza; guardare facce soddisfatte scrivere un 30 dopo l’altro per elogiare il mio non saper niente, volti disperati per un 19 e gente in festa per un 110, come se un numero avesse qualcosa a che fare con la cultura, come fosse un gioco in cui arrivare primi per vincere il montepremi.

E combatto con il mio voler mollare tutto, con il mio dovere di inserirmi in un qualcosa di obbligatorio, con il dover chiamare libertà la capacità di riuscire ad adattarsi per non morire di fame, comprarsi una bella macchina e una bella casa pagando il misero prezzo di 30 anni di vita.

E la cosa che più mi fa incazzare e che lo farò e ne sarò anche fiero perché alla fine un uomo è un uomo.

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20 pensieri riguardo “Qualcosa

    1. Non c’è nessun qualcosa e non hai un problema. Il lasciare insoddisfatti o senza aver capito niente fa parte del mio modo di scrivere. Sono contrario al fatto che tutto debba avere un contenuto o un messaggio

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      1. Non lo so, credo sia presuntuoso obbligare tutti a dover dire qualcosa di pregnante ogni volta che parli, scriva, canti o produca contenuti.
        È un problema del lettore non di chi scrive

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      2. Ohibò, questa è proprio bella! ahahah
        Ehi Beamer Boy, Omar se ricordo bene, facciamo pari e patta che a me non va di sentire che c’ho pure il problema come lettrice, già so abbastanza i problemi quotidiani. Notte. 🙂
        Lila

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      1. No, ma avevo un caro amico al Sert che dopo essersi ripulito è caduto in depressione e ha tentato il suicidio. La tristezza se la mangiava a colazione per quanto possa ricordarmi.

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      1. Parli di libertà dei ricchi di cui parli si chiama materialismo, io parlo della libertà di scegliere le creature con cui percorrere pezzi di vita. La libertà del sapere è un concetto prevalentemente umano, gli altri ce l’hanno per natura.

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      2. Bho se puoi cagare su una pianta non sei libero, così come non lo sei se sguazzi nell’acqua a caso in branco. Essere liberi di scegliere cosa fare puoi chiamarlo materialismo ma è sicuramente più libero che alzarsi quando te lo dice una sveglia, lavarsi, pisciare e cagare , andare a lavoro a far fare un mucchio di soldi a qualcuno e ringraziarlo per l’opportunità concessa;

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